Benvenuti in questa sezione speciale di WikiSportStory dedicata alle curiosità sui più grandi atleti di sempre. Oggi scaviamo a fondo nella vita di un uomo che a Roma non è considerato semplicemente un ex calciatore, ma un’istituzione semidivina: Paulo Roberto Falcão.
1. Il mistero dell'arrivo a Ciampino
Il 10 agosto 1980, l'aeroporto di Ciampino fu invaso da migliaia di tifosi della Roma. Ma c'è una curiosità che pochi ricordano: molti di loro non sapevano chi stesse arrivando. All'epoca le notizie internazionali scarseggiavano e il grande colpo atteso era Zico. Quando sbarcò questo biondo elegante, ci fu un attimo di esitazione. Un tifoso urlò: "Ma chi è questo, un attore?". Pochi mesi dopo, quello stesso "attore" avrebbe messo in scena il più bel calcio mai visto all'Olimpico.
2. Il soprannome: Chi è davvero l'Ottavo Re?
A Roma, dopo i sette re leggendari, il titolo di "Ottavo Re di Roma" è stato attribuito a pochi. Falcão fu il primo a riceverlo ufficialmente dalla voce popolare. La curiosità risiede nel fatto che lui non amava l'arroganza del titolo, ma accettava con orgoglio l'appellativo di "Divino", un nome che gli era stato dato in Brasile ai tempi dell'Internacional di Porto Alegre per la sua capacità di giocare a testa alta senza mai guardare il pallone.
3. L'uomo che non sudava mai
Una delle leggende metropolitane più diffuse tra i suoi compagni di squadra, tra cui Bruno Conti e Roberto Pruzzo, era che Falcão finisse le partite con la maglietta quasi asciutta. Non perché non corresse, ma perché la sua posizione in campo era così perfetta che non aveva bisogno di scatti inutili. Falcão "sentiva" il gioco prima che accadesse. Si dice che Nils Liedholm, il suo mentore, dicesse di lui: "Paulo non corre perché la palla corre per lui".
4. Il rifiuto dell'Inter
Prima di approdare alla Roma, Falcão fu vicinissimo all'Inter. La curiosità storica vuole che Sandro Mazzola andò in Brasile per visionarlo, ma i nerazzurri esitarono a causa di dubbi sulla sua tenuta fisica. Dino Viola, presidente della Roma, fu invece fulmineo: pagò un miliardo e mezzo di lire, una cifra astronomica per l'epoca, portando il brasiliano nella Capitale. Fu l'investimento più redditizio della storia del club.
5. Un esteta fuori dal campo
Falcão non era solo calcio. Era un uomo di una cultura immensa per gli standard degli atleti degli anni '80. Amava il buon vino, la musica classica e frequentava i salotti dell'alta borghesia romana. Fu uno dei primi calciatori a capire l'importanza dell'immagine: curava i suoi ricci biondi e i suoi abiti con una precisione chirurgica, diventando un'icona di stile nella Roma della "Dolce Vita" che stava tramontando.
6. La tragedia del Mondiale 1982
Sebbene l'Italia ricordi il 1982 come un trionfo, per Falcão fu una ferita aperta. Segnò un gol meraviglioso contro gli azzurri (il momentaneo 2-2), un tiro potente e preciso che lo vide esultare con le vene del collo gonfie, un'immagine rarissima per un uomo così composto. Molti non sanno che dopo quella partita, Falcão pianse negli spogliatoi non solo per la sconfitta, ma perché sapeva che quella era la squadra più forte che il Brasile avesse mai avuto.
7. Il rapporto "mistico" con Nils Liedholm
Il rapporto tra il Barone Liedholm e il Divino Falcão era basato sul silenzio. Si capivano con uno sguardo. Una curiosità divertente riguarda gli allenamenti: Liedholm spesso chiedeva a Falcão di spiegare la tattica ai compagni, restando in disparte. Paulo era, di fatto, un allenatore in campo già a 27 anni. È stato lui a introdurre la zona moderna nel campionato italiano, scardinando il vecchio catenaccio.
8. La finale di Coppa dei Campioni 1984
Questo è il punto più doloroso e discusso. Nella finale contro il Liverpool a Roma, Falcão non tirò il rigore nella sequenza finale. Molti tifosi lo accusarono di aver avuto paura. La verità, emersa anni dopo, è che Paulo aveva un problema fisico serio e non si sentiva in grado di garantire la precisione necessaria. Quella notte segnò la fine del suo idillio con una parte della tifoseria, ma non intaccò il suo mito globale.
9. Il ritorno trionfale
Nonostante l'addio burrascoso, il legame con Roma non si è mai spezzato. Quando Falcão torna nella Capitale, il traffico si blocca ancora oggi. È stato inserito nella Hall of Fame ufficiale della AS Roma nel 2012. Una curiosità: ogni volta che entra in un ristorante romano, i camerieri spesso si rifiutano di fargli pagare il conto, come si farebbe con un vero sovrano in visita.
10. Falcão commentatore e regista
Dopo il calcio, Falcão ha intrapreso una fortunata carriera come commentatore tecnico per la TV brasiliana Globo, ma ha anche esplorato il mondo del cinema e della documentaristica. Ha sempre cercato di spiegare il calcio come un'arte superiore, non solo come uno sport. La sua voce è oggi una delle più autorevoli nel panorama sportivo sudamericano.
In sintesi, Paulo Roberto Falcão ha rappresentato il punto di unione tra la fantasia brasiliana e il tatticismo europeo. Senza di lui, la Roma non avrebbe mai vinto lo storico scudetto del 1983 e l'Italia non avrebbe mai imparato a vedere il calcio con la stessa eleganza divina. Grazie per aver letto questa lunga monografia su WikiSportStory.